Meditazione Zazen

 

 

 

 

L’avvicinamento alla meditazione che propongo qui, ha lo scopo, insieme agli strumenti indicati in questa sezione di autoterapia, di accrescere l’autoconoscenza nel senso dell’esperienza di sé.

 

Non voglio quindi addentrarmi troppo nella filosofia Zen, ma offrirvi uno strumento semplice ed efficace per fare esperienza di sé. In questo caso darò una traccia di una particolare forma di meditazione, zazen ( meditazione seduta), ma è solo uno spunto che voi potrete arricchire con gli elementi che troverete naturale inserire.

Ho scelto questa particolare forma di meditazione per questa sezione, autoterapia, perchè porta a centrarsi su di sé, con poche stimolazioni dall’esterno.

Una sorta di approfondimento e dilatazione dell’autocoscienza.

È solo un aspetto particolare dell’esperienza di sé, ma fondamentale per poi mettersi in relazione con l’altro, al confine di contatto. Esperire chi sono io, per potermi espandere, entrare in contatto, ritirarmi. Sapere chi sono io, per riconoscere te, altro da me, ed entrare in un contatto in cui ci possiamo riconoscere e separare, quando ne sentiamo la necessità.

Esistono molte altre forme di meditazione: di movimento, in contesti naturali, in coppia, in gruppo, che portano a concentrarsi e a prestare attenzione a diversi aspetti dell’esperienza di sè nel mondo.

Questo particolare forma di meditazione non è facile da praticare con costanza nel tempo, perchè richiede un certo isolamento dal contesto e dalla quotidianità non facile da coltivare.

Ma porta a molti frutti.

Perle di saggezza riguardo a sé.

Tesori che ci appartengono.

Non può essere un obbligo, una costrizione, ma solo un desiderio che si intende realizzare e preservare nel tempo.

Seguite questo desiderio.

Non sarà l’unico tipo di meditazione che praticherete, consideratelo un inizio.

Scegliete un posto tranquillo dove sedervi, in cui non sarete disturbati.

All’inizio potrete aver bisogno di un orologio per tenere il tempo della vostra meditazione, poi, spontaneamente, mediterete il tempo che riterrete necessario, sufficiente, tollerabile. Cercate un flusso spontaneo senza forzature o costrizioni. Riappropriatevi del vostro orologio interno.

Perché possiate cominciare a entrare in una dimensione meditativa consiglio di dedicare ad essa un tempo non inferiore ai 10 minuti.

Scegliete abiti comodi, un ambiente che per voi risulti alla giusta temperatura ed illuminazione, un cuscino sul quale appoggiare i glutei, non troppo alto, nè troppo basso, di una buona consistenza, tale da permettere al vostro bacino di sollevarsi quel tanto da riuscire ad appoggiare entrambe le ginocchia a terra, con le gambe incrociate nella posizione del loto: il piede destro che appoggia sopra la coscia sinistra e il piede sinistro che appoggia sopra la coscia destra. Oppure anche nella posizione del mezzo loto: il piede destro appoggiato sopra la coscia sinistra e la pianta del piede sinistro accostato sotto la coscia destra, o viceversa. Questa è una posizione stabile che permette alla schiena di stare diritta senza grossi sforzi, e al petto di essere aperto per una buona respirazione.

1. Posizione del loto
2. Posizione del mezzo loto

Può risultare scomoda all’inizio, occorre abituarsi gradualmente.

Cercate di assumerla ma evitando di essere sotto sforzo, e se sentite subito dei dolori alle gambe, modificatela quel poco da permettervi di sentirla sufficientemente comoda, tanto da essere mantenuta nel tempo.

Mantenete la schiena diritta, il mento è rientrato e la nuca tesa, immaginate un filo che passa attraverso la colonna vertebrale, ben teso, tirato da una parte verso terra e dall’altra verso il cielo.

La prima è la posizione corretta.

Le mani, partono dai due lati opposti e convergono verso il centro, palmi rivolti verso l’alto, si sovrappongono, la sinistra poggia sulla destra, la falange centrale del dito medio sinistro coincide con la falange centrale del dito medio della mano destra. Le punte dei pollici si sfiorano per formare un ovale, su cui va portata l’attenzione durante la meditazione perché rimanga così com’è.

Spalle rilassate quasi a cadere dalla loro sede naturale, gomiti distanziati dal corpo. Gli occhi sono aperti, per mantenere più facilmente uno stato di veglia e concentrazione. Potete fissare un punto preciso davanti a voi, ad esempio la punta della fiamma di una candela (da posizionare ad una altezza per cui lo sguardo rimanga dritto davanti a voi e ad una distanza sufficiente a mettere a fuoco senza sforzarsi), oppure mantenere uno sguardo diffuso, non penetrante, che vede senza guardare, potete anche alternare durante la meditazione le due modalità, seguite ciò che vi fa stare meglio in un atteggiamento di  concentrazione e consapevolezza.

Focalizzate la vostra attenzione e consapevolezza sulla postura e il respiro, lasciandovi aperti all’esterno.

Sentite il vostro corpo mentre mantiene la postura iniziale o la perde, cercate di riassumerla naturalmente come effetto della vostra concentrazione e consapevolezza.

Sentite il vostro respiro, primo e fondamentale elemento dell'”esserci”, senza tentare di modificarlo o controllarlo. Sentite di “esserci” qui ed ora in e con questo respiro, il vostro. Ascoltate cosa dice di voi e del vostro essere al mondo, qui ed ora.

E sperimentate!

Quando sarà il momento di uscire dalla meditazione, ricordate di farlo gradualmente.

Riprendete la posizione alzata con movimenti lenti, accompagnando i gesti con respiri ampi, profondi, sia nell’inspirazione che nell’espirazione, con particolare cautela e tenendo un appoggio a portata di mano.


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