Principe o Barbablù? Donne tra inganno e autoinganno.

Barbablù da www.dagospia.com

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Spesso le donne sono vittima di violenza, fisica ma anche e soprattutto psicologica e quotidiana.

Mi sono domandata più volte come questo sia possibile e così frequentemente. Analizzando in profondità le situazioni di violenza, ho constatato che, spesso, le donne che la subiscono sono intelligenti, curiose, sensibili, responsabili, tutt’altro che delle sprovvedute.

Allora, qual è il fattore comune che le rende vulnerabili ed esposte alla violenza?

Spesso le donne si trovano ad affrontare situazioni gravose, a sostenere le proprie famiglie e la società, senza chiedere niente per sé, in questa sorta di abnegazione, che risponde ad un modello culturale radicato nel tempo. In profondità, dentro di loro, si crea così quello spazio psicologico di bisogno, di desiderio, tanto più carico emotivamente quanto più è nascosto, terreno fertile per la costruzione mentale di un ideale salvatore: qualcuno che ti capisce, che sa esattamente di cosa hai bisogno e che ti salverà, quel “Principe Azzurro” della cui esistenza si è narrato loro, fin da bambine. Così, prende sempre più forza, dentro di loro, un’aspettativa a cui la realtà dovrà, ad un certo punto, necessariamente corrispondere.

E il Principe Azzurro arriva: l’uomo giusto al momento giusto. E qui si gioca il dramma dell’inganno e dell’autoinganno delle donne.

Esistono uomini che scelgono la donna da “amare” proprio in base all’entità e all’intensità di questo loro spazio di bisogno, che renderà più facile la conquista del loro amore e della loro fiducia: basterà corrispondere, inizialmente, in tutto e per tutto a quell’ideale di salvatore che esse si sono costruite; farle sentire belle, preziose, notare quei particolari che gli altri danno per scontati, dare loro attenzioni e l’importanza che sentono di meritare, esserci quando hanno bisogno, farle sentire desiderate, come nessuno aveva mai fatto prima. Ci sono uomini che sviluppano una vera e propria arte nell’apparire in tutto e per tutto come il “Principe Azzurro”, l’uomo giusto.

Ma il loro inganno non avrebbe facile presa se non arrivassero al momento giusto, cioè quando le donne si trovano in quel particolare momento della loro vita in cui lo stato di bisogno è massimo e devono necessariamente credere, per sopravvivere, che quell’ideale salvatore esista davvero, la panacea per tutti i mali.

Non vedono, non sentono, non ascoltano il proprio istinto o l’allarme di chi le circonda, ma solo la profonda convinzione: il salvatore che aspettavano è finalmente arrivato.

Se chi hai davanti è quello che hai sempre desiderato e aspettato, puoi finalmente rilassarti, abbassare le difese, lasciarti andare completamente, dare la tua totale fiducia. Sei arrivata nel tuo paradiso, non ti potrà accadere nulla di male. E così tutto quello che viene dopo difficilmente viene realmente colto, se non cercando forzatamente di farlo rientrare in quell’ideale, con giustificazioni e aggiustamenti sempre più grandi, fino a tollerare l’intollerabile. “Sì, mi ha picchiato, tradito, mentito, ma mi ama, io lo so, e questo vale tutto”. Non possono più rinunciare al loro sogno, adesso che hanno avuto prova della sua esistenza. Ed è così che diventano vittime del loro “Principe Azzurro”, che loro stesse hanno invocato, ma che in realtà è il “Barbablù”, affascinante uomo che, dopo aver conquistato la donna, la fa a pezzi, e passa alla successiva, nuova vitale fonte di nutrimento.

Tendenzialmente questi uomini sono narcisisti ed egocentrici, feriti negli affetti originariamente, cercano continuamente di riempire un vuoto interiore incolmabile di cui spesso sono inconsapevoli. Essi stessi, in molti casi, si illudono di poterlo colmare con l’amore per una donna, sentendosi il loro “Principe Azzurro”, ma il loro vuoto, è più grande, e divora tutto, attraverso loro. La donna non è soggetto partecipante e attivo nella relazione d’amore, ma oggetto a uso e consumo personale. Ogni tentativo da parte sua di essere soggetto li mette in crisi, a confronto con la loro immaturità affettiva, e va quindi annientato e punito.

In conclusione, rispetto a questa analisi che prende in considerazione solo uno dei processi possibili all’interno del complesso fenomeno della violenza alle donne, l’invito a queste ultime è, innanzitutto, a riflettere sul proprio stato di bisogno, sulla possibilità di esprimerlo e condividerlo prendendosene così cura, prima che diventi un elemento che le espone a relazioni nocive per se stesse; in secondo luogo, a prestare attenzione e a rimanere “sveglie” quando hanno a che fare con qualcuno che ricalca perfettamente l’ideale, perché nella realtà della vita gli aiuti arrivano, quando si chiede soccorso, ma non sono proprio come si erano immaginati e, nonostante questo, sollevano dallo stato di bisogno, questa volta in modo autentico e sano.

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